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Roberta è una delle tante ragazze per la quale la matematica è un'ossessione, fonte di sudori ed incubi nelle notti prima dei compiti in classe. Il 5 aprile era particolarmente preoccupata perchè nel pomeriggio aveva dedicato molte ore al problema che il suo prof le aveva assegnato come esercitazione, ma non riusciva a venirne a capo. Decise così di prendere quaderno e chiavi di casa ed uscire per schiarirsi le idee. Passeggiò a lungo per la stradina che porta al vecchio rifugio mentre rifletteva su quanto sarebbe stato meglio se la matematica non fosse mai esistita. Arrivata al rifugio, si sedette spalle al muro e continuò a fantasticare un mondo senza numeri, oper
azioni e problemi di matematica. All'improvviso un tonfo stordente fece tremare tutta la montagna e assieme ad una luce ammaliante, provocarono la perdita dei sensi di Roberta. Al suo risveglio la ragazza pensò di aver camminato davvero tanto per essersi addormentata in quel posto. Aprì il suo quaderno di matematica per ricordarsi qual'era l'ultima cosa che stava facendo: 1+x+y/2+x/3=..... Si guardò intorno, il cielo, gli alberi attorno a sè per scoprire chi fosse colui che aveva smarrito quel quaderno con tutti quei strani codici annotati lì sopra, ma nei paraggi non c'era nessuno. Decise di tornare a casa, ma non ricordava bene da che direzione era venuta. Tirò ad indovinare e s'incamminò alla ricerca di qualcosa che l'aiutasse a ritrovare la rotta. Dopo poco notò un cartello stradale con su scritto "L'Aquila
500 m". Roberta pensò "Uffa di nuovo quei disegni" riferendosi ai 500 m segnalati sul cartello, aggiungendo "ma cosa vorranno mai dire?" Roberta era ormai nervosa per la stanchezza e per il senso di fame che crescevano ad ogni passo, quindi decise di fermarsi al primo posto che avrebbe incontrato per ristorarsi. Guardò nella borsa per vedere a quanto constava il suo badget a disposizione, ma non riusciva a rendersi conto se quella manciata di euro le fossero stati sufficienti almeno per un pezzo di pizza. Si accorse di avere il bancomat con sé e fu così che si tolse ogni preoccupazione: avrebbe ritirato altri soldi. Quando inserì la sua scheda sul display apparve uno spazio dove va inserito il codice segreto. Niente, Roberta non riusciva ad associare i numeri. Stranita e molto arrabbiata decise di tornare a casa e di voler dimenticare quello strano pomeriggio. Orm
ai si stava facendo tardi e visto il particolare trascorso di quel giorno, per paura di perdersi di nuovo decise di prendere un autobus. Chiese gentilemente ad un passante che ore erano, l'uomo rispose "l'ora del tramonto del sole". Roberta pensò di essersi imbattuta in un pazzo, cambiò direzione e fermò un altro passante. Questa volta chiese direttamente se egli sapeva gli orari degli autobus che passavano di lì e diretti al suo quartiere, ma anche questo signore non fu in grado di darle informazioni, visto che anche lui faceva fatica a riconoscere i numeri degli autobus. Roberta si fermò un attimo e si accorse che
attorno a sé, in realtà, sembravano tutti pazzi: la gente correva da una parte all'altra con facce smarrite senza rendersi conto di dove erano e dove dovevano andare. Fu così che fece più attenzione a quello che stava succedendo: non era la sola protagonista di quel caos, ma tutti erano in una situazione di disorientamento sconcertante. Nelle edicole, alle bancarelle, nei negozi e nelle banche, ovunque c'erano file immense perchè nessuno conosceva il valore dei soldi, né quantificarli. I cuochi delle cucine di pub e ristoranti ricevevano piatti scaraventati con furia e rabbia dai loro clienti perchè preparavano piatti disgustosi in quanto sbagliavano tutte le quantità degli ingredienti delle portate. T
utti erano nervosi e insoddisfatti.
a popolazione potesse aver dimenticato ad usare la matematica! Assieme i tre amici cercarono di organizzare un piano di ricerca per risalire all'inizio di quell'incubo. Roberta ricordò di aver sentito quel gran rumore al rifugio e poi di essersi svegliata e aver trovato la sua città in quelle condizioni. Da quel momento i tre amici si trasformarono in tre esploratori volti alla scoperta della fine della matematica. Per prima cosa si recarono al rifugio dove era stata Roberta, certi che le indagini non potevano iniziare da un punto diverso da quello. Ma una volta arrivati al rifugio i tre esploratori vennero catturati e condotti in un qualche posto che loro non potevano vedere perchè vennero bendati. Furono sbendati solo di fronte ad un enorme e terrifincante mostro verde restando immobilizzati e senza fiato. Si trattava del capo degli alieni, Equazion che iniziò a parlare: "Ci stiamo divertendo un mondo vedere voi terrestri affetti dal morbo discalculico che abbiamo provocato con le nostre radiazioni". Aggiunse poi: "inoltre anche tu Roberta, desideravi un mondo senza matematica. Che te ne pare?" Roberta vinse la paura e rispose: "perchè non ci fate tornare a come eravamo prima? Non immaginavo che la matematica fos
se così radicata nella nostra vita, è impossibile starne senza." Equazion impressionato da quelle parole decise di affidare ai tre coraggiosi esploratori il destino della popolazione aquilana, offrendo loro un quesito di logica: se fossero riusciti a risolverlo se ne sarebbero andati con le loro radiazioni e tutta L'Aquila avrebbe ritrovato l'armonia di un tempo. Ad ognuno di loro venne messo in testa un cappello, scelto tra cinque: tre bianchi e due neri. In questo modo ciascuno poteva vedere il cappello degli altri due ma non il proprio. A quel punto Equazion disse: "sentirete una serie di microsuoni, al termine, chi sarà certo del colore del proprio cappello potrà dirlo e avrete vinto". |
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