T04= Intervista al genio della porta accantoThis is a featured page

Per cominciare Gent.mo Ing. Flavio Aureli ti ringrazio per aver messo a disposizione per me e per i lettori del sito parte del tuo tempo per rispondere ad alcune domande che seguiranno. Ma cominciamo subito con l’intervista con la quale vorrei far conoscere non solo il genio della porta accanto, ma soprattutto l’uomo. Allora, inizio con il riproporti questo breve passo di Paracelso, alchimista, astrologo e medico svizzero del 1500: “Colui che non sa niente non ama niente. (…) La maggior conoscenza è congiunta indissolubilmente all’amore”. Quanto la tua vita si rispecchia in essa?

Quello che penso io è che se non si hanno interessi non si fa niente che si ama e non si fa nessun passo in avanti. Tutto quello che ho fatto e faccio ancora oggi è dedicato a qualcosa che mi piace, ciò per cui penso che valga la pena impegnarsi e scoprire anche qualcosa di nuovo.

Spesso capita che le grandi menti matematiche e scientifiche non riconoscano il valore di una religione. Qual è il tuo rapporto con la fede? Credi nel destino?

Io vado a messa tutte le domeniche! Penso che tutta la realtà è governata da leggi esatte, anzi più o meno esatte (ride), che però

T04= Intervista al genio della porta accanto - Didamat Univaq
vanno messe d’accordo, ma non sappiamo come, con la simbologia che ritroviamo nella Bibbia. Se lo sapessimo fare, saremmo forse già al di là della vita. Le leggi esatte vanno messe in relazione con le convinzioni religiose che non hanno un perché: sono così e basta. Come si ha fede nel fatto che la scienza ha certe leggi che muovono il mondo, così bisogna avere anche fede nel fatto che esista qualcuno che queste leggi le ha fatte. Credo molto nel destino. Credo nel fatto che ci sono certe situazioni che possono esistere solo perché c’è un destino, e mi riferisco sia al fatto che ho trovato un certo tipo di lavoro, sia al fatto che ho conosciuto la mia fidanzata su un treno e casomai potevo trovarmi su un altro vagone. Penso che tutto quello che ho fatto sinora sia stato guidato da qualcosa, da un evento, da un consiglio, mai da un’imposizione. Allora può essere stato l’istinto oppure qualcosa che è destino.

Pensi che le calamità naturali siano atti di Dio?

Sì, sono atti di Dio, come le epidemie o le guerre. Sono eventi di un disegno che non capiamo ed è giusto che sia così perché se non lo fosse saremmo già sul paradiso terrestre. L’uomo sa perché avvengono i terremoti ma anche come si fanno le bombe atomiche. Se io sapessi che in un luogo sta per scoppiare una guerra andrei lontano da li, cosi come se le persone sapessero che sta per arrivare un terremoto o uno tsunami cercherebbero di mettersi al riparo. Ma come ben sappiamo le persone che subiscono queste calamità riescono a mettersi in salvo. Tutte queste cose, come pure qualunque altra cosa o situazione che appare ingiusta ai nostri occhi, vedi la povertà di molti contro la ricchezza di certe altre persone e cosi via, fa parte di un disegno che ci vede attori di un passaggio su questa Terra; proprio perché è solo un passaggio, però, dopo la nostra vita c’è altro, il Paradiso, dove tutte le ingiustizie e le sofferenze non ci sono più.

Pensi che sia più facile giungere a conoscenza del nostro futuro attraverso il codice segreto della Bibbia o attraverso un’analisi studiata e dettagliata della realtà?

Bisogna fare un’analisi studiata e dettagliata della realtà, continuare con la ricerca per cercare di vivere meglio la nostra vita. Ma non bisogna mai dimenticare che, a parte quello che può essere la scoperta di una legge scientifica, tutto ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita è racchiuso della Bibbia.

Qual è il libro che ricordi di aver letto con maggiore passione?

“Il nome della rosa” di Umberto Eco, perché fino all’ultimo non si capisce come si fa ad entrare in quella stanza nascosta della biblioteca …. Una volta che si sa la soluzione, sembra cosi banale ed invece quella soluzione è il frutto di una attenta ricerca e di una applicazione magistrale del metodo deduttivo; Inoltre, ad ogni successiva ri-lettura si possono scoprire più dettagli che possono sfuggire ad una lettura superficiale. È uno dei pochi libri che ho letto perché a causa dello studio e del lavoro mi resta poco tempo da dedicarci, ma se potessi lo rileggerei 1000 volte.

Quali sono le tue letture di formazione?

Partiamo da testi universitari dall’analisi alla fisica all’elettronica alle telecomunicazioni, di cui nella vita pratica oggi non è che ne faccia così immenso utilizzo. Faccio più utilizzo di libri specialistici che sono proprio, non so se si può dire, della Cisco.

E l’ultimo libro letto?

Un libro della Cisco!!! Dopo aver lavorato una giornata innanzi al computer non ho ancora voglia di leggere.

Che cosa è la Cisco?

Il produttore degli apparati (router, switch e cosi via) che rappresentano circa il 70% degli apparati delle reti di Telecomunicazione del mondo. Una rete di Telecomunicazioni permette lo scambio di informazioni, quali ad esempio le telefonate, la navigazione su internet, l’invio di posta elettronica, la tv on demand, il peer-to-peer, lo scambio di cartelle mediche in un ospedale o di informazioni di controllo tra le cabine elettriche di un aeroporto o qualunque altra cosa che comporti scambio di informazioni. In tutte le reti, praticamente, sono usate macchine Cisco, che nei vari modelli permettono di fare praticamente tutto il necessario per mettere in piedi la rete e i servizi ad essa associata; costano anche molto di più degli altri, ma la Cisco ha un marketing eccezionale che, insieme alla qualità dei prodotti, l’ha fatta diventare leader nel mondo, almeno per la parte diciamo di rete fissa. Ovviamente esistono anche altri produttori di fascia uguale o anche più bassa, “di nicchia” che fanno cose diverse per ambienti più piccoli o più specifici, cosi come nel campo radiomobile/wireless esistono altri costruttori che però non fanno parte del mio lavoro. L’importante per me e per chi lavora nel mio campo è che gli apparati rispettino certi standards, poi tra un apparato e l’altro cambia solo il modo di utilizzarli.

Chi ha inventato la Cisco?

Una coppia di ricercatori della Stanford University che si sono focalizzati sulla produzione di router, nel 1984. Non che prima non ci fossero altri produttori… ma hanno fatto qualcosa di innovativo per l’epoca, cioè la produzione di router multi-protocollo, cioè in grado di mettere in comunicazione computer che usavano diversi protocolli di rete, ossia insiemi di regole diverse per comunicare tra loro.

C’è un personaggio mitico, reale o storico che consideri un tuo punto di riferimento nella vita?

(Lunga pausa di riflessione). Se vuoi la verità, io non devo imitare nessuno, nel senso che so che sono esistiti ed esistono personaggi importanti che hanno fatto e fanno cose importanti, ma io non devo fare le stesse cose, probabilmente perché per ora e ancora chissà per quanto non ne sono neanche all’altezza, e pure perché non devo imitare fondamentalmente nessuno. Dico solo che guardo sempre a chi è più bravo di me, a chi ha più esperienze, sa più cose di me e cerco di imparare da lui. Io guardo non solo a chi sa, ma anche sa fare. Guardandolo, penso che ce la posso fare anch’io. Questo è l’unico tentativo di imitazione cui sono propenso e non è neanche imitazione, vedo quello che fanno gli altri e cerco di fare di più.

Hai delle “manìe” che ti senti di raccontarci? Odio il disordine come prima cosa.

Qualunque cosa che vedo e non è al suo posto cerco di metterla a posto nel minor tempo possibile. Odio chi lascia le cose a metà. Non che la mia vita debba essere su due binari, ma fondamentalmente mi piace prevedere le cose, specie nel mondo professionale, e tenere in ordine tutto. Mi piace tenere in ordine tutto quello che mi serve per il lavoro, e di conseguenza, visto che la forma mentis è quella, anche quello che non è lavoro.

L’ingegnere e scrittore Roberto Vacca ha detto a proposito della comunicazione attuale: “il viaggiare degli atomi è stato sostituito dal meno ingombrante viaggiare del bit”. Tra l’altro affermò in una sua intervista che Internet non serve a nulla se non si ha una buona cultura informatica. Cosa pensi di Internet come mezzo di comunicazione?

Internet è un modo più moderno di fare le cose che facevano la radio un centinaio d’anni fa e la televisione fino a 20 anni fa. Finché se ne fa un uso oculato Internet è una risorsa immensa dove si può fare di tutto, trovare di tutto, fare una ricerca, prenotare il biglietto per un concerto o per un viaggio. È un modo veloce per accorciare le distanze e aver così più tempo per fare anche più cose nella propria vita. Addirittura parlare del “ viaggiare degli atomi è stato sostituito dal meno ingombrante viaggiare del bit “ è sbagliato perché è vero che il bit non è qualcosa che ha massa, ma è associato a certi fenomeni fisici e quindi ad atomi … è come se dico che la luce non viaggia nelle fibre ottiche o che su un cavo ethernet non c’è corrente… non è vero, è a quella tensione che viaggia sul cavo o a quella luce che viaggia nella fibra che associo il bit. E non è vero che bisogna aver una buona cultura informatica perché quello che l’utente vede di Internet è come se lo vedesse in televisione: deve solo scegliere cosa guardare. Per questo non serve avere una buona cultura informatica, ma serve solo saper accendere un computer, digitare l’indirizzo di un sito e vedere quello che c’è, come si fa con la televisione scegliendo il canale e la trasmissione, oppure quando si telefona a una persona e si deve sapere il suo numero, o quando si scrive una lettera e bisogna sapere l’indirizzo del destinatario. Cosa ci sia sotto, che cosa succede di preciso quando si digita un indirizzo web ai più non interessa, come non interessa conoscere di preciso il percorso che farà la lettera. L’importante, per l’utente, è il risultato finale, cioè navigare, o spedire una mail. Se però ci si pensa un attimo, la mail viaggia in rete davvero come tanti piccoli pacchetti “postali”, e se si coglie questa similitudine può fare anche piacere rispetto all’essere semplice utente.

Cosa pensi di Larry Page e Sergey Brin?

Hanno avuto un’idea molto innovativa perché fondare un motore di ricerca come Google permette, come dicevamo, anche alle persone con scarsa cultura informatica di trovare su Internet quello che vogliono. È come se uno cercasse in un libro qualcosa e si va a vedere direttamente l’indice, è la stessa cosa; Google è stata un’idea a dir poco geniale, talmente geniale che oggi vale una fortuna. Ecco qual è la differenza tra sapere e sapere fare: a volte, senza sapere, basta avere un po’ di lungimiranza per fare fortuna. Nel nostro campo, però, c’è sempre bisogno anche di chi sa, perchè sennò chi sa fare, o chi ha una grande intuizione (come quel tizio che tempo fa ha registrato il dominio pizza.com per una ventina di dollari e ora l’ha rivenduto a oltre 2 milioni di dollari) senza chi fa viaggiare i bit non va da nessuna parte.

Cosa pensi della ricerca in Italia?

Penso che è qualcosa di scandaloso. Dico questo perché io volevo fare il dottorato all’università, ma date le condizioni che mi si prospettavano ho cambiato completamente idea. Fosse stato per me, avrei fatto il dottorato, ma mi sono buttato su qualcosa che è quasi opposto alla ricerca: i corsi professionalizzanti. Mentre fare ricerca comporta uno sforzo per indagare qualcosa di nuovo, nei corsi professionalizzanti c’è qualcosa che qualcuno ha già fatto per te e tu devi solo sapere come si fanno, distinguere tra le cose che ti servono in un certo momento da quelle che non ti servono e l’unico scopo è applicare quello che altri hanno ricercato, su cui hanno si sono sforzati, però il mondo del lavoro adesso è tale che ti specializzi su certe cose oppure restare così, generico, attaccato alla ricerca e fare delle favole su che cosa può trovare di nuovo, alla fine non ti porta a niente.

Pensi si possa parlare di un prossimo Medioevo della ricerca?

Penso non si debba parlare tanto di Medioevo, quanto di fine della ricerca, perché se non si decide di finanziarla come si deve, solo questa è la conclusione. Non esiste Medioevo della ricerca perché o si fa ricerca o non si fa e se non si fa le conseguenze sono pesanti. Non esiste fare ricerca a metà o farla male. Bisogna pensare che è una fortuna che esistano ancora persone che si impegnano anche con pochi soldi e che cercano di non farla morire del tutto. Fare ricerca costa e ti costringono ad andare all’estero, dove qualcuno forse si è apprezzati di più.

Se venisse da te oggi un laureato veramente bravo in matematica, cosa gli consiglieresti di fare della sua carriera?

Se vi dico che con me lavorano due matematici specializzati come me sulle reti di Telecomunicazioni? Il mio consiglio è l’insegnamento, perché di professori di matematica ce ne sono pochi, oppure se non vogliono insegnare, di fare qualcosa come ho fatto io, cioè di specializzarsi in qualche cosa che li proietti direttamente nel mondo del lavoro. Soldi e posti di lavoro sono pochi, perciò serve dimostrare che si possiedono certe abilità che ti distinguono dagli altri.

Ma se fosse veramente bravo?

(Breve pausa di riflessione). Penso lo noterebbe nessuno. Come non sono stato notato io, anche se ho fatto Ingegneria in 5 anni. Gli consiglierei di fare un Master e di sceglierlo bene, perché oggi ce ne sono talmente tanti, come i funghi, a volte solo con scopo di sostentamento dell’Università o di aziende, che vogliono tirarti fuori quei pochi soldi che già hai. Consiglio di scegliere un Master qualificato e organizzato da aziende leader del settore.

Flavio Valeriano Aureli Nasce ad Avezzano (AQ) il 27 Gennaio del 1980. Si laurea il 21 Aprile 2005 in Ingegneria Elettronica V.O. con 110/110 e lode, e riceve l’encomio della commissione di laurea alla carriera universitaria. Il lavoro di tesi, dal titolo “Studio di tecniche e algoritmi per il controllo delle reti di telecomunicazioni”, è stato interamente svolto presso il Centro di Eccellenza DEWS dell’Università degli Studi di L’Aquila. Tra Luglio e Ottobre 2005 sarà collaboratore di ricerca al Centro di Eccellenza DEWS della Facoltà di Ingegneria dell’ Università degli Studi di L’Aquila, per l’ottimizzazione della gestione delle risorse radio in sistemi con coperture gerarchiche e impiego di modelli ibridi per rappresentare “cascaded control loops”. Si dedica all’attività di ricerca pubblicando “Report on control problems in wireless communications”. Iscritto all’ordine degli ingegneri della provincia dell’Aquila, consegue nel Luglio 2006 la qualifica di esperto di reti al Master di Telecom Italia NE&C (Networking for Enterprises & Carriers). Dopo un periodo lungo 4 mesi in cui farà lo stagista a Roma in Telecom Italia S.p.A, partirà alla volta di Milano, dove lavorerà nella Sirti S.p.A con la mansione di progettare reti IP. Attualmente continua a lavorare nella progettazione e sviluppo della rete dati di Telecom Italia, presso Italtel S.p.A. Infine, ma non meno importante, è fidanzato da quattro anni con la splendida Prof.ssa Paola Sciore, mia cara amica.



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